In tema di concorrenza tra imprese, la Corte di Cassazione ha chiarito che è configurabile l’ipotesi di concorrenza sleale (art. 2598 c.c.) nei confronti dell’azienda che si appropria del patrimonio di conoscenze e pratiche di uso non comune (“know how”), attraverso l’assunzione di ex dipendenti di altra impresa.
Nello specifico la Suprema Corte, con la Sentenza n. 7927 del 18 maggio 2012, ha statuito che la sottrazione di conoscenze specifiche inerenti la tecnologia da storno di dipendenti, con relativa sottrazione di trattative e contratti, costituisce un illecito ed è legittima la condanna al risarcimento danni a titolo di perdita di chance.
In materia di ferie, la Corte di Cassazione ha chiarito che la richiesta effettuata dal lavoratore senza seguire il protocollo previsto dal regolamento aziendale, non può comportare il licenziamento per assenza ingiustificata, se la prassi invalsa in azienda ammette il sistema utilizzato.
Nello specifico la Suprema Corte, con la Sentenza n. 7863 del 18 maggio 2012, ha sottolineato che il dipendente il quale effettui la richiesta delle ferie a mezzo e-mail e si assenti per il periodo indicato, in assenza di diniego esplicito da parte dell’azienda, non può essere considerato assente ingiustificato. Ciò a maggior ragione, nel caso in cui il responsabile del personale confermi che quella utilizzata dal lavoratore risultava la prassi applicata.
In materia di violazione delle norme sulla sicurezza del lavoro, la Corte di Cassazione ha statuito la non punibilità del funzionario, nel caso in cui l’azienda abbia effettuato tempestivamente il pagamento della sanzione amministrativa.
Nello specifico la Suprema Corte, con la Sentenza n. 18914 del 17 maggio 2012, ha precisato che l’avvenuta oblazione da parte della società (art. 24 D.Lgs n. 758/94) determina l’estinzione del reato contravvenzionale o, comunque, un’improcedibilità dell’azione penale nei confronti del soggetto responsabile della violazione che operi nella società stessa.
Con Sentenza 16 maggio 2012, n. 7675, la Corte di Cassazione ha espresso il principio per cui il condono IVA previsto dall’art. 28, D.L. n. 429/1982, è efficace anche quando il contribuente abbia emesso fatture false, non risultando dalla norma alcuna limitazione a tal riguardo.
Inoltre, bisogna specificare che la definizione agevolata non resta esclusa nel caso in cui risulti un minor debito, resta tuttavia inammissibile nel caso in cui “si configuri un credito in favore del contribuente, in quanto il condono presuppone pur sempre un debito di imposta e un conseguente obbligo di versamento”.
In materia di licenziamento, la Corte di Cassazione, in accoglimento del ricorso di una società, ha chiarito che il provvedimento espulsivo può essere adottato nei confronti del lavoratore che fa da “palo” al collega che compie un furto in azienda.
Nello specifico la Suprema Corte, con la Sentenza n. 7651 del 16 maggio 2012, ha precisato che non è da ritenersi illegittimo il licenziamento del dipendente sorpreso ad aiutare il collega durante l’appropriazione indebita dei beni della società. Nonostante l’onere della prova circa la sussistenza della giusta causa di licenziamento spetti al datore di lavoro, il giudice può fondare la propria decisione sugli elementi di prova comunque ritualmente acquisiti al processo, anche ad iniziativa di altre parti oppure d’ufficio ed il relativo accertamento dei fatti e della loro gravità, riservato al giudice di merito, può essere sindacato in sede di legittimità solo per vizio di motivazione, che non può consistere in una diversa ricostruzione dei medesimi fatti.
In materia di infortunio sul lavoro, la Corte di Cassazione ha sottolineato come, stante l’obbligo di controllo a carico del datore di lavoro, quest’ultimo non può invocare alcuna scriminante legata al comportamento poco avveduto del dipendete, in merito all’utilizzo delle attrezzature fornite per lo svolgimento della sua prestazione.
Nello specifico la Suprema Corte, con la Sentenza n. 18826 del 2012, ha specificato che, essendo l’integrità del lavoratore un bene costituzionalmente garantito, vige un obbligo di controllo senza alcuna possibilità di scriminante da parte del datore di lavoro imprenditore.
Con Sentenza 16 maggio 2012, n. 7671, la Corte di Cassazione ha affermato che il processo verbale di contestazione (pvc) redatto dalla Guardia di Finanza o da altri organi di controllo fiscale, ha la fede privilegiata degli atti pubblici ai sensi dell’art. 2700 c.c. in ordine ai fatti in esso descritti.
Pertanto, al fine di contestare in sede di contenzioso la provenienza, le dichiarazioni delle parti o gli altri fatti contenuti nel documento, per il contribuente non è sufficiente produrre prove in senso contrario, ma dovrà necessariamente proporre querela di falso avverso il processo verbale.
Con Sentenza 11 maggio 2012, n. 7344, la Corte di Cassazione ha ritenuto ammissibile il ricorso avverso unavviso bonario (comunicazione di irregolarità), notificato dall’Agenzia delle Entrate in conseguenza ad attività di liquidazione o di controllo formale (artt. 36-bis e 36-ter, D.P.R. n. 600/73).
La decisione è stata motivata con il fatto che l’avviso bonario costituisce una pretesa impositiva perfetta e pertanto, alla luce del diritto di difesa costituzionalmente garantito, l’art. 19, D.Lgs. n. 546/1992 (rubricato “atti impugnabili e oggetto del ricorso”) deve garantire anche la possibilità di ricorrere avverso questo tipo di atti.
La pronuncia appare di sicuro interesse laddove contrasta con i precedenti orientamenti espressi sia dall’Agenzia delle Entrate con Risoluzione n. 110/2010 sia dalla giurisprudenza con le sentenza nn. 16293 e 16248 del 2007.
In materia di licenziamento, la Corte di Cassazione ha chiarito che il recesso del datore di lavoro è da considerarsi illegittimo nel caso in cui non si verifichi un’effettiva soppressione del posto di lavoro, ma un passaggio delle relative mansioni ad un collega.
Nello specifico la Suprema Corte, con la Sentenza n. 7474 del 14 maggio 2012, ha precisato che in caso di licenziamento per soppressione del posto di lavoro dovuto ad una riorganizzazione aziendale, il provvedimento è giustificato solo in quanto il posto sia effettivamente e stabilmente soppresso e non sussista la possibilità di una diversa utilizzazione del lavoratore.
In materia di omissione contributiva, la Corte di Cassazione ha chiarito che la responsabilità per eventuali omissioni contributive rimane a carico del datore di lavoro, anche nel caso in cui quest’ultimo abbia provveduto a conferire mandato ad un commercialista per l’invio delle denunce.
Nello specifico la Suprema Corte, con la Sentenza n. 18100 del 14 maggio 2012, ha specificato che l’incarico professionale conferito dall’imprenditore, non esime lo stesso dalla responsabilità di controllo sulla corretta esecuzione delle prestazioni oggetto del mandato.
In materia di infortunio sul lavoro, la Corte di Cassazione ha chiarito che la responsabilità per le lesioni procurate al lavoratore saranno considerate a carico del venditore del macchinario e non del datore di lavoro, nel caso in cui l’evento sia derivato da un sistema di sicurezza inadeguato del macchinario stesso.
Nello specifico la Suprema Corte, con la Sentenza n. 18139 del 14 maggio 2012, ha specificato che il venditore di un macchinario, il quale risulti con evidenza privo dei basilari sistemi di sicurezza a tutela della salute dell’utilizzatore, risponde in prima persona delle lesioni procurate al lavoratore addetto all’utilizzo dello stesso. Tale indirizzo della Corte di Cassazione viene, altresì, avvalorato dall’esperienza tecnica di un venditore professionista in merito ai requisiti legali dei prodotti oggetto di vendita.
In materia di sicurezza sul lavoro, la Corte di Cassazione ha chiarito che nel caso in cui il lavoratore si infortuni, non può essere presunta la responsabilità del committente se lo stesso non ha sul luogo proprio personale al lavoro e se la gestione dell’attività è conferita a terzi.
Nello specifico la Suprema Corte, con la Sentenza n. 17846 dell’11 maggio 2012, ha specificato che in caso di lavori di ristrutturazione presso una pompa di carburante, l’eventuale infortunio nel quale incorra il lavoratore risulterà di responsabilità del gestore dell’impianto e non dell’azienda petrolifera proprietaria e committente dell’opera.
Con Sentenza 10 maggio 2012, n. 17485, la Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di omesso versamento IVA, è legittimo il sequestro sui conti dell’imprenditore senza la previa valutazione e confisca del patrimonio sociale.
Secondo gli Ermellini, infatti, anche nei rapporti tra la persona fisica (alla quale è addebitato il reato) e la società (chiamata a risponderne) vale il principio applicabile a più concorrenti nell’evasione fiscale secondo il quale a ciascun concorrente si devono imputare le conseguenze di esso.
Con Sentenza 13 aprile 2012, n. 5843, la Corte di Cassazione chiarisce che, qualora non vengano allegati documenti comprovanti l’assenza di un abuso del diritto, non potrà essere impugnato, di fronte al giudice di merito, il provvedimento con cui il Fisco rifiuta la disapplicazione della disciplina delle società di comodo.
Tale provvedimento, infatti, è sostanzialmente interlocutorio e non appartiene agli atti amministrativi definitivi con rilevanza esterna di cui all’articolo 19, comma 1, D.Lgs. n. 546/1992, e, pertanto, il contribuente avrebbe potuto presentare una seconda istanza di disapplicazione, con l’integrazione degli elementi mancanti rilevati in fase istruttoria, non avendo subito una risposta di merito negativa.
In materia di trasferta, la Corte di Cassazione ha chiarito che nel caso in cui il lavoratore richieda il rimborso per trasferte mai effettuate, il datore di lavoro può provvedere al licenziamento basato sul venir meno del requisito fiduciario del rapporto di lavoro.
Nello specifico la Suprema Corte, con la Sentenza n. 7096 del 9 maggio 2012, ha precisato che nel caso in cui il prestatore avanzi ricorso perché ritiene illegittimo il provvedimento espulsivo, e continui a richiedere il differimento poiché impossibilitato per malattia, la sentenza potrà essere emessa legittimamente anche in assenza della parte ricorrente.
Con Sentenza 8 maggio 2012, n. 16958, la Corte di Cassazione ha affermato che il contribuente è penalmente responsabile nel caso in cui il commercialista non presenta la dichiarazione e risponde di omessa dichiarazione IVA.
Secondo gli Ermellini, infatti, l’affidamento a un commercialista non esonera il soggetto obbligato alla dichiarazione dei redditi a vigilare affinché il mandato sia correttamente adempiuto.
Nel caso di specie il contribuente non aveva versato neppure l’IVA dovuta per gli anni 1999, 2000, 2002 e 2003.
In materia di sicurezza sul lavoro in cantiere, la Corte di Cassazione ha chiarito che la responsabilità della morte del lavoratore per folgorazione dal quadro elettrico ricade sul datore di lavoro, che ha l’obbligo di rendere l’alta tensione difficilmente raggiungibile.
Nello specifico la Suprema Corte, con la Sentenza n. 16890 del 4 maggio 2012, ha precisato che l’impresa è responsabile dell’accaduto, in quanto non ha provveduto a dare rigorose disposizioni scritte circa il divieto di accesso al quadro elettrico da parte degli operai e non ha reso inaccessibile l’alta tensione, mediante la dotazione di chiavi per l’apertura non nella disponibilità dei lavoratori.
Convertito in rapporto di lavoro a tempo indeterminato il rapporto del lavoratore interinale a tempodeterminato con un’azienda, in quanto l’utilizzatore si serviva dello stesso per svolgere una mansione diversa e in una sede differente rispetto a quanto indicato nel contratto di fornitura stipulato con l’agenzia di somministrazione.
È questo il verdetto della Corte di Cassazione con la Sentenza n. 6933/2012 pubblicata l’8 maggio, con la quale conferma il provvedimento dell’ispettore del lavoro che aveva rilevato l’illecito affermando, inoltre, che la richiesta dell’azienda di applicare retroattivamente l’articolo 32, comma 5 della Legge n. 183/2010 (Collegato Lavoro) non è procedibile in quanto la possibilità di corrispondere l’indennità risarcitoria omnicomprensiva ivi prevista può essere applicata ai giudizi in corso e non, come nel caso in specie, nei casi già passati in giudicato perché oggetto di impugnazione.
Con riferimento all’utilizzo dell’auto aziendale e all’ipotesi di incidente stradale, la Corte di Cassazione ha chiarito che al dipendente responsabile dei danni causati all’autoveicolo compete il risarcimento dell’intera somma sborsata dalla società per la riparazione.
Nello specifico la Suprema Corte, con la Sentenza n. 6750 del 4 maggio 2012, respingendo il ricorso del lavoratore, ha precisato che questi deve risarcire per intero i danni cagionati alla macchina aziendale, a nulla rilevando il fatto che dal Cid risulti che la colpa del sinistro non è totalmente del dipendente.
In materia di congedo parentale, la Corte di Cassazione ha chiarito che le lavoratrici che fruiscono del congedo parentale frazionato e rientrano sul posto di lavoro il venerdì, hanno diritto al calcolo del periodo complessivo con l’esclusione dei giorni di sabato e domenica successivi.
Nello specifico la Suprema Corte, con la Sentenza n. 6742 del 5 magio 2012, ha specificato che, in presenza del congedo parentale frazionato, non possono essere considerate come lavorative giornate in cui la prestazione non sarebbe comunque dovuta.
La mancata applicazione delle cautele antinfortunistiche e le prassi “superficiali” adottate nelle aziende non conformi alla disciplina normativa comportano necessariamente l’adozione di sanzioni penali nei confronti del titolare o legale rappresentante dell’azienda in caso di infortunio sul lavoro. È questa la conclusione della Corte di Cassazione, che con la Sentenza n. 16888 del 4 maggio 2012 condanna per omicidio colposo i due titolari di un’impresa nella quale un lavoratore è deceduto a seguito di un incidente di lavoro.
In particolare, rilevata la mancanza di un piano di sicurezza specifico per la lavorazione cui era adibito il lavoratore, nonché la mancata attuazione delle misure tecnico - organizzative per ridurre al minimo il rischio e l’omesso controllo della lavorazione pericolosa senza l’applicazione delle disposizioniaziendali in materia di sicurezza, la Suprema Corte ha affermato la responsabilità penale dei titolari e legali rappresentanti dell’azienda, oltre al risarcimento dei danni.
Con riferimento all’indennità di trasferta percepita dal lavoratore del settore trasporti (autoferrotranviere), la Corte di Cassazione ha chiarito che, qualora la riorganizzazione del servizio comporti un ampliamento dell’area d’intervento del dipendente, l’entità del trattamento può essere legittimamente ridotta in ragione del mutamento della nozione di residenza di lavoro.
Nello specifico la Suprema Corte, con la Sentenza n. 6682 del 3 maggio 2012, ha precisato che in tale nozione può rientrare anche un vasto ambito geografico, quale la tratta, tronco o zona, a condizione che questo non sia talmente vasto da annullare sostanzialmente o diminuire drasticamente le possibilità dei lavoratori di percepire l’indennità di trasferta.
In materia di sgravi contributivi, la Corte di Cassazione ha chiarito che per le aziende che trasformano i contratti flessibili in contratti di lavoro a tempo indeterminato, l’applicabilità del regime “de minimis” va dimostrata in relazione a tutti i contributi percepiti e non solo a quelli oggetto della richiesta di recupero.
Nello specifico la Suprema Corte, con le Sentenze n. 6671 e 6672 del 2012, ha specificato che, posta la deroga alle disposizioni comunitarie in materia di aiuti di Stato illegittimi, al fine della dimostrazione del rispetto dei vincoli imposti dalla disciplina specifica, l’onere della prova grava integralmente sull’azienda e in relazione a tutti gli aiuti percepiti.
In materia di licenziamento per raggiunti limiti di età, la Corte di Cassazione ha chiarito che l’indennità per mancato preavviso spetta anche al lavoratore che venga licenziato per raggiunti limiti di età dopo aver operato la scelta di proseguire il rapporto di lavoro, così come previsto dal disposto normativo di cui all’art. 6 della Legge n. 54/1982.
Nello specifico la Suprema Corte, con la Sentenza n. 6641 del 2 maggio 2012, ha precisato che anche nel caso di specie, va riconosciuto il diritto all’indennità di preavviso disciplinato dal CCNL applicato, che nel caso concreto risulta essere quello per i dipendenti delle farmacie municipalizzate.
L’assunzione con contratto di apprendistato di lavoratori messi in mobilità nel semestre precedente da parte di aziende collegate, integra l’illecito penale della truffa aggravata ai danni dell’Istituto previdenziale.
La Corte di Cassazione, con la Sentenza n. 15955 del 26 aprile 2012, ha precisato che assumere come apprendisti tali lavoratori, godendo dei relativi benefici contributivi, rappresenta un comportamento non inquadrabile nel reato minore di indebita percezione ai danni dello Stato, bensì si tratta di un raggiro che costituisce una vera e propria truffa nei confronti dell’INPS.
In materia di dimissioni, la Corte di Cassazione ha chiarito che, nel caso di rassegnazione delle stesse da parte del lavoratore a tempo determinato, è previsto il riconoscimento di un’indennità non superiore al preavviso, anche in presenza di giusta causa del recesso.
Nello specifico la Suprema Corte, con la Sentenza n. 6342 del 23 aprile 2012 ha precisato che il datore di lavoro è obbligato a corrispondere soltanto un’indennità pari a quella di preavviso, che compensa forfettariamente la mancata percezione delle retribuzioni per il periodo indicativamente necessario a trovare un’altra occupazione; infatti, la risoluzione del rapporto di lavoro a termine per volontà del dipendente non può risultare più vantaggiosa rispetto all’ipotesi del licenziamento ingiustificato.
In materia di infortunio sul lavoro, la Corte di Cassazione ha chiarito che il datore di lavoro risulta responsabile nel caso in cui assegni il lavoratore a mansioni per le quali lo stesso non risulta avere alcuna competenza, per di più avendo accesso a macchinari privi dei prescritti dispositivi di sicurezza.
Nello specifico la Suprema Corte, con la Sentenza n. 6339 del 23 aprile 2012, ha specificato che ai fini della responsabilità del datore di lavoro in caso di infortunio, rileva anche l’assenza di competenze specifiche del lavoratore delle quali l’imprenditore deve essere a conoscenza.
Con Sentenza 20 aprile 2012, n. 6283, la Corte di Cassazione ha chiarito che, in caso di annullamento da parte dell’Agenzia delle Entrate di un accertamento, o di un atto impositivo illegittimo, nell’esercizio del diritto di autotutela, il risarcimento del danno subito dal contribuente non è automatico.
Secondo la Suprema Corte, spetta infatti al cittadinoprovare il danno patrimoniale e morale sofferto a causa della violazione degli obblighi di imparzialità e correttezza da parte dell’amministrazione.
In materia di licenziamento illegittimo, la Corte di Cassazione ha chiarito che può essere considerato tale il provvedimento espulsivo motivato da ragioni di riorganizzazione aziendale, qualora risulti che il lavoratore avrebbe potuto ricoprire altre posizioni professionali.
Nello specifico la Suprema Corte, con la Sentenza n. 6026 del 18 aprile 2012, ha precisato che non si configura un licenziamento per giustificato motivo oggettivo, nel caso in cui la società non abbia fornito la prova dell’impossibilità di utilizzare il dipendente in altre mansioni equivalenti. Pertanto, è stato ordinata la reintegrazione del dipendente nel posto di lavoro e disposta la condanna della società al risarcimento del danno nei confronti del lavoratore.
La Corte di Cassazione, con la Sentenza n. 6039 del 18 aprile 2012, ha sancito che qualora nell’ambito di una collaborazione non siano applicabili le norme dettate dal D.Lgs n. 276/2003 sul recesso delle Parti, il datore di lavoro può recedere solamente in caso di grave inadempimento da parte dellavoratore, dovendosi rifare, in tal caso, agli artt. 1453 e 1455 del cod. civ.
Dunque, di fatto, la Suprema Corte stabilisce una maggior tutela per i collaboratori dal recesso del committente della prestazione, che per recedere deve provare la rilevanza dell’inadempimento del lavoratore, avuto riguardo al suo interesse quale parte adempiente.
